
A Villa Peroni Riva, giugno apre lo sguardo. Le colline si distendono fino all'orizzonte, la luce è piena, nitida, quasi liquida nel suo posarsi sui campi e sulle fortezze lontane.
Il Maggiolino accompagna discretamente la giornata: l'arrivo tra i sampietrini, Francesca che scende con passo attento, le delicate mani dei genitori a sostenerla. Poi, oltre la soglia appena varcata, quando le parole pronunciate sono ancora nell'aria, un gesto improvviso e leggero: lui che la solleva davanti al portale, tra pietra antica e cielo terso.
Più tardi, Matteo canta. La chitarra tra le mani, il microfono davanti, il prato che diventa palcoscenico naturale. Gli amici ascoltano in silenzio, seduti tra ombra e sole, mentre la voce attraversa l'aria tiepida del pomeriggio.
La sera, i tavoli si accendono di riflessi dorati; sotto il porticato si cercano in un abbraccio quieto. Tutto è essenziale, luminoso. Un equilibrio tra vastità e intimità, dove ogni immagine trova il proprio tempo.






































